“Autoctono” ……….. senza esagerare

Non si riesce, oggi, a non parlare di autoctono nel mondo del vino, complice una voglia di riscoperta di vecchi vitigni, della consapevolezza che la “diversità” può fungere da carro trainante per l’economia vitivinicola così contratta dalle congiunture economiche.

Autoctono non vuol dire sempre e comunque eccellenza. Se si vuol fare storia, tradizione, l’intento non è contestabile, ma dare dignità di beva a tutti i vitigni, innumerevoli, che si nascondono nell’italo territorio, è eccessivo.

Art designer Roberto Orciani
Art designer Roberto Orciani

Come è possibile che i nostri illustri antenati  si siano spesso dimenticati di molti vitigni della tradizione?

Non si può sempre giustificare il “contadino” sull’appunto che non poteva fare reddito con vitigni dalla scarsa produzione o difficili da coltivare; a volte questi “autoctoni” davano anche vini non così facili da bere e non così buoni da essere scelti in specie per dare prodotti in monovarietale.

La buona pratica del viticoltore era l’assemblaggio, idea che assai prima dell’abate Perignon già era in uso nella tradizione rurale. Là dove la vinificazione di un singolo vitigno determinava la perdita di certe caratteristiche che rendevano gradevole un vino, si utilizzavano vitigni differenti  ognuno dei quali era in grado di apportare un contributo all’equilibrio del prodotto finale.

Le larghe intese anche in enologia hanno sempre dato prodotti piu equilibrati, ma difficilmente eccellenze.

Art designer Roberto Orciani
Art designer Roberto Orciani

 

Autoctono, quindi , non significa eccellenza in senso assoluto, ma laddove si è rinunciato a facili guadagni e dove il lavoro in vigna non ha frenato l’entusiasmo del viticoltore si sono riscoperti vitigni che hanno dato delle realtà enologiche assai interessanti.

 

 

La caparbietà è un’ altra dote di cui si è appropiato il produttore che deve fare i conti con coltivazioni non standardizzate e vinificazioni che devono acquisire esperienza e talvolta sono possibili eccellenze enologiche con vitigni dimenticati.

Il termine autoctono deriva dal greco autòs stesso e chthòn suolo/terra

Il vitigno autoctono è una particolare varietà di vite utilizzata per la produzione di vino, coltivato e diffuso nella stessa zona storica di origine del vitigno stesso, trattasi quindi di un vitigno non trapiantato da altre aree. In teoria, poi, se ci si pensa bene, la vite – avendo con l’ipotesi più accreditata  il centro originario della sua domesticazione in Asia Minore e in Transcaucasia, dove la pianta fu selezionata a partire dall’8000 a.C. – è comunque stata trapiantata da queste regioni e ha raggiunto l’Italia non prima di essersi adattata  fra il 6000 e il 4000 a.C. nelle regioni montuose del Mar Nero e del Mar Caspio.

 

Barche fluviali per il commercio in mesopotamia
Barche fluviali per il commercio in Mesopotamia

 

Il vitigno autoctono è meglio definirlo come il risultato dell’adattamento della vitis vinifera al terroir, grazie anche a selezioni praticate da generazioni di vignaioli, che negli anni hanno permesso di migliorare lo sviluppo e la qualità dei frutti, ognuno dei quali conferisce caratteristiche organolettiche peculiari e non riproducibili, in altri areali vitivinicoli. Saranno tipici anche i caratteri morfologici, la forma ed il colore del grappolo così come l’acino, la foglia, etc.

autoctono 2

 

Quali sono i vitigni autoctoni?  Molta confusione è legata al fatto che i vitigni più conosciuti, sono considerati alla stregua degli internazionali e nazionali come potrebbe essere il Sangiovese (non il sangiovese di Toscana o di Romagna) od il Trebbiano o lo Chardonnay.

 

 

Quasi tutti conoscono il Lagrein o  l’assemblaggio di Corvina, Molinara e Rondinella che vengono utilizzate per l’Amarone, l’Aglianico etc etc  e molti non li considerano autoctoni; esiste quindi una certa confusione sul termine che non significa introvabile o rarissimo, ma indica solo un’area ben determinata dove la vite non è stata (in teoria) trapiantata da altri areali storici e che comunque ha un suo albero genealogico che lo contraddistingue e gli dà nobiltà datata nel tempo.

Esempi di vitigni che stanno avendo una rinascita importante nel panorama enologico sono quei vini che conoscono oramai diversi anni di sperimentazioni che hanno dato prodotti sempre piu precisi ed intriganti  e, tralasciando i soliti noti,  mi vengono in mente degli splendidi bianchi a base Pecorino, altri isolani come la Biancolella, ma sono più di un centinaio quelli inscritti come “autoctoni” .

Art designer Roberto Orciani
Art designer Roberto Orciani

Non ci rimane che assaggiarli, senza pretese o la convinzione che il meglio stia solo in una direzione, apriamo mente e “portafogli” e godiamoci alcool, storia e tradizioni.