A passeggio tra le “pagine” ………….. di “Fattoria dei Dolfi”

Correre lo ha sempre fatto, sopratutto ha fatto correre dapprima i cavalli, poi idee, progetti ……. l’ho conosciuto nel 2012, così per caso, al Merano Wine Festival, incuriosito non tanto dalle belle etichette dei suoi vini, ma da un bellissimo ed antico trattato enologico che faceva bella mostra di se’ sul banchetto espositivo.

Le pagine consumate, trasudanti di storia, disegni oramai scoloriti a trasmettere calore e, nel mio immaginario, le mani di vecchi vignaioli a districarsi tra  i vigneti rubati alle boscaglie dei colli Toscani.

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Dietro il banchetto, lo sguardo a scrutarmi attentamente, il sorriso tagliente e soddisfatto al mio peregrinare tra le pagine, quasi fossi più interessato al libro che ai suoi vini ed il suo compiacimento al mio fare.

Il mio ricordo, rimase ahimé  più per quell’incontro, in quelle pagine, che per l’assaggio di vini, buoni, ma eccessivi anche nel prezzo.

Merano 2013, il suo banchetto non c’era più o meglio lo avevano spostato in un altra area del padiglione ( capita alle aziende che sono entrate in questi circuiti da poco ) e non c’era più il trattato. Mi fermai comunque per un saluto, così quasi solo a domandargli la “fine” di quelle pagine ………….. e conseguentemente ad assaggiare di nuovo i suoi vini.

Lo ammetto, ero un po’ prevenuto, non dovrebbe essere così, si tende a non percepire l’essenza di un vino o perché ci si pone in conflitto o perché lo apprezziamo in maniera troppo preventivamente compiaciuta, ma ……………. non ritrovavo in quel “naso” un vinone, anzi quasi offeso dalla mia presunzione mi dava “nuances piccanti” all’olfatto. Non lo ricordavo così, frutta rossa, non confettura, più delicato e fresco, le note speziate, quasi un tocco minerale. In bocca confermava quanto immaginato , sapido, fresco , minerale, con tannini larghi e non invadenti. Un gran bel bere, intrigante.

 

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L’Imeneus 2009

Prugnolo  Gentile  in purezza. Selezioni  massali  sui  nostri  vecchi  vigneti. Intenso,  di  razza,  nasce  su  terreni  ricchi  di  scheletro,  terra  rosso-bruna. Invecchiato  24-36  mesi  in  vecchie  barrique. Non  chiarificato  e  non  filtrato.

 

Sorrido e lui a chiedermi perché, non posso trattenermi, complice la mia innata capacità di non frenarmi, pronto a  rivelare le mie impressioni tra i ricordi del 2012 ed il nuovo assaggio.

Già sul bicchiere la seconda bottiglia in degustazione, il vitigno è un  assemblaggio di Merlot, Cabenet Franc e Carmenerè che regala un  naso più “facile”, Vitigni che starebbero quasi bene dovunque e saperli allevare, possono regalare anche percezioni territoriali che li rendono più intriganti e meno “scontati”

Sono poche le percentuali di altri vitigni, ma l’areale da la sua impronta. Lo accomuna questa imprevedibilità e al naso ed in bocca, meno minerale, più piacioso dell’imeneus, sempre grasso.

Bruno dei Venti 2008

Merlot  da  selezione  massale  di  vecchi  vitigni  di  oltre  50-70  anni.
Cabernet  Franc  e Carmenere  selezioni  massali  sui  nostri  vecchi  vitigni. Piccole  aggiunte  di  vini  da  vitigni  autoctoni. Un  vino  estremo  da  vendemmie  di  selezione. Invecchiato  24-36  mesi  in  vecchie  barrique. Non  chiarificato  e  non  filtrato.

 

Mi ero quasi dimenticato di chi stavo parlando ………. Giovanni Dolfi da generazioni di Vignaioli Toscani, erede della caparbietà del luogo: la zona del Chianti delle Colline Pisane.