La Catalanesca, Il vitigno

Oggi l’incontro con un vitigno “dimenticato”, che per la caparbietà di alcuni “illuminati”, cerca di trovare dignità enologica; la storia è dalla sua.

La “Catalanesca”

Fu Alfonso I d’Aragona nel XV secolo ad importare una barbatella in dono ad una giovane fanciulla di Somma Vesuviana, Lucrezia D’Alagno ed impiantarlo sulle pendici del Monte Somma, fra Somma Vesuviana e Terzigno. ( La leggenda )

Gli acini sono rotondeggianti di un colore dorato con buccia spessa e resistente; Il grappolo è rado, la polpa è dolce, croccante e ricca di vinaccioli. L’elevato tasso zuccherino la rende adatta sia come uva da pasto che alla vinificazione. E’ una varietà a raccolta tardiva, tra ottobre e novembre, ma frequente l’abitudine di lasciare grappoli in vigna da consumare nel periodo natalizio.

In assemblaggio con Verdeca, Falanghina e Greco per la produzione del Lacryma Christi bianco, alla fine degli anni ’50 venne  soppiantata, perché registrata come “uva da tavola”,  dal Caprettone ( Coda di Volpe ) con l’avvento del disciplinare della DOC  Vesuvio, di cui il Lacryma è una sottodenominazine.

uva-catalanesca

Non sono molte le aziende vitivinicole che hanno avuto il coraggio di scommettere sulla Catalanesca (anche Uva Catalana o semplicemente Catalana), sulla possibilità di vinificarla in mono-varietale.

Come spesso è accaduto, il nome è sempre lo stesso, ha fatto la storia di tanti vitigni anche se molti si dimenticano dei padri enologici, uno dei grandi, il professore Luigi Moio, un uomo del vino, che ha dato dignità a questo vitigno dimenticato.

La storia è recente:     E’ del 2011 la denominazione IGT Monte Somma:

Catalanesca del Monte Somma” bianco:
Catalanesca bianca, minimo 85%;
Altri vitigni idonei per la provincia di Napoli, massimo 15%.

Catalanesca del Monte Somma” passito:
Catalanesca bianca, minimo 85%;
Altri vitigni idonei per la provincia di Napoli, massimo 15%.

 Zona di produzione

La zona di produzione delle uve per l’ottenimento dei mosti e dei vini ad indicazione geografica tipica «Catalanesca del Monte Somma» comprende gli interi territori amministrativi dei comuni: San Sebastiano al Vesuvio, Massa di Somma, Cercola, Pollena Trocchia, Sant’Anastasia, Somma Vesuviana, Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano, Terzigno, tutti ricadenti in provincia di Napoli.

 

La degustazione:              Katà Igt Monte Somma 2012   Cantina Olivella

monte somma“Naso” minerale, affumicato, idrocarburico, ci porta subito al territorio di origine, il vulcano; chi ancora non crede alla capacità di un vitigno nell’esprimere un terroir, qui deve arrendersi.  Anche la frutta, l’agrumato.  La bocca fresca, sapida, pulita, rimane adesa al palato, non scivola via, anzi ritornano le nuance del naso, si ritrova tutto.

Macchia mediterranea ed erbe officinali, in un  continuo evolversi ai successivi incontri al naso, rimane sempre come nota distintiva il minerale, la pietra focaia, naso assai intrigante, il rosmarino.

 

In bocca è  freschezza, non diventa mai troppo “facile” anzi rimane una bella persistenza al palato che riprende le note olfattive, sapido. E’ un vino succoso, piacevole, “estivo” che , complice la location della degustazione, mi aiuta a comprenderlo …

Quando l’italico autocono si fa voler bene.

Non conoscendo direttamente l’azienda, girando tra siti e notizie dal web ho raccolto queste informazioni:

L’azienda si trova a Sant’Anastasia, comune dei paesi vesuviani alle pendici del Monte Somma, a due passi da Napoli e prende il nome dalla fonte di acqua sorgiva Olivella, nel passato utilizzata per irrigare i terreni della Reggia di Caserta, alla quale portava acqua attraverso una rete di canali.
catalanesca olivella

 

Il logo dell’Azienda, raffigurante una foglia di vite a mo’ di calice ed la motivazione è a Domenico Ceriello che spiega: “Nell’antica casa romana rinvenuta vicino alla fonte Olivellaviveva 2000 anni fa un vecchio vinificatore, Sextius Catius Festus. Tra le rovine è stato trovato un resto diDoliaotre di terracotta usato per interrare il vino, sul cui bordo si legge la scritta SexCati Festi (che ritroviamo in etichetta) con un disegno, la c.d. Figulina, cioè un’incisione su creta con una foglia d’edera. Ecco che con l’aggiunta di un gambo nasce il logo di Cantine Olivella”.

 

Le origini del Monte Somma, fra storia e leggenda

Da racconti rilasciati da Domenico Ceriello “Una volta esisteva una sola montagna, il Somma Vesuvio”poi nel ’79 d.C. dopo una forte eruzione, si formò il “cono” del Vesuvio, mentre dal versante nord del vulcano si separò il Monte Sommasbalzato in avanti dall’esplosione“.

Riguardo alle caratteristiche del vino , può essere utile conoscere che  le vigne del Monte Somma godono di un vecchio terreno vulcanico molto più ricco di sali minerali e di sostanze importanti per la crescita della vite, rispetto a quello del Vesuvio.