Il Fiano, Noblesse della Campania: Primo appuntamento

Mi è capitato più volte che mi venisse chiesto quali fossero i bianchi che prediligo. Parlo al plurale perché non riuscirei a sceglierne uno solo, il condizionamento umorale giornaliero, settimanale, stagionale,  condiziona le mie scelte.

Per fortuna non sono più legato a stereotipi, mode che condizionano le mie degustazioni, ma in relazione alle caratteristiche del vitigno, del produttore, del paese vitivinicolo, cerco di scegliere che cosa può maggiormente intrigarmi in quel determinato momento.

Ci sono in verità dei vitigni su cui cade spesso la mia attenzione, sia perché voglio perfezionarmi, sia perché effettivamente sono quelli che mi hanno dato “emozioni”.

Tra questi non può mancare il “Fiano” di Avellino.

 

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Il Fiano mi attrae perché mi dà “territorio”, mi spiega il concetto di terroir nella sua accezione più ampia, riesce a plasmarsi con la terra dove viene coltivato, con l’esposizione, l’umidità, le componenti del suolo, la mano del vinificatore, tutte espresse dal vino che ne deriva.

Qui il concetto di “Cru” tanto caro ai francesi avrebbe senso, I territori che potrebbero rappresentarlo sono diversi, di personalità, ognuno con caratteri propri che determinano la riconoscibilità.

Penso al Cru di Montefredane, di Lapio, di Cesanese o di  Susummonte. In Francia sarebbero Grand Cru e poi nei comuni limitrofi potremmo distinguere dei Premier fino ad arrivare ai Village. Non sarebbe scandaloso o megalomane , ma il giusto riconoscimento delle potenzialità di questa regione.

 

fiano immagini 2 Cosa devo trovare in un bicchiere di Fiano?

Molto è legato ovviamente alla mano del vinificatore ed al territorio, importante è anche il periodo di degustazione perché il Fiano bisogna saperlo aspettare. Necessita, come spesso accade ai grandi vini, di trovare equilibrio, di amalgamare le complessità che regala all’olfatto e di ammorbidire gli “spigoli” della bocca.

 

Art designer Roberto Orciani
Art designer Roberto Orciani

Il colore non è mai scarico, ma va da un giallo paglierino brillante con riflessi verdognoli in giovinezza fino al giallo oro in prodotti che hanno evoluto negli anni.

Art designer Roberto Orciani
Art designer Roberto Orciani

 

Le note aromatiche primarie, quelle che caratterizzano il vitigno, sono racchiuse in un sentore di nocciola tostata, determinante per la riconoscibilità dell’uvaggio.

La componente floreale è garantita da una importante componente terpenica che permette una notevole variabilità olfattiva, fiori bianchi, tiglio, rosa …….   Sono comuni anche i sentori di miele, mandorla, la frutta secca, quindi la frutta come mela, banana fino all’esotico,  senza dimenticare le note mentolate.

In evoluzione la componente olfattiva si esalta con le note idrocarburiche, la pera, la frutta gialla matura …. le ginestre.

La bocca acidula, scopre spesso miele, pera e frutta secca. Molto sapido, minerale,  di grande struttura e persistenza.

E sopratutto grande capacità di invecchiamento ed anzi, mai bere “Fiani” troppo giovani, lasciargli un pò di “bottiglia”, aspettare alcuni anni non farà altro che regalare complessità e consentire un affinamento che darà il giusto equilibrio a questo grande vitigno.

Vediamo ora quali i territori: “secondo appuntamento” nel prossimo post.