Un sauvignon “anomalo”.

Ci sono vitigni che per caratteri varietali assai personali si fanno riconoscere facilmente. Gli “aromatici” appartengono a questa categoria. Così i novelli degustatori si fanno belli con gli amici, i più esperti provano ad identificare l’area di provenienza ed i più bravi indovinano anno, azienda e scelte di vinificazione.

Serata all’insegna del “Sauvignon”, in vero considerato un vitigno semi-aromatico e comunque con un timbro aromatico personalissimo, non giovane, come vorrebbero i più esperti venisse degustato, ma con anni di affinamento ed una vinificazione “anomala”.

 

Art designer Roberto Orciani
Art designer Roberto Orciani

 

L’anomalia sta nell’utilizzo del legno, la piccola botte,  su un vitigno che gioca molto sulla freschezza non solo in bocca, ma anche al naso e lascia l’uso della barrique a prodotti che provengono da vignaioli del  nuovo mondo che imitano uno stile più prettamente francese.

Alto Adige e Friuli sono le regioni che regalano i Sauvignon più interessanti, anche perché sono cartterizzati da terreni e clima più adatti al vitigno. Tipico l’affinamento in acciaio per preservare al massimo gli aromi varietali.

E cosa vado a bere io ?     Un sauvignon affinato in barrique del 2006  (Agosto 2013)  L’azienda è di quelle che hanno regalato grandi bottiglie, il vino è un:

“Vieris Sauvignon” 2006       Azienda Vie di Romans

Si presenta giallo dorato ed al naso regala note tostate, dolci e burrose.  In bocca c’è corrispondenza con l’olfatto, masticoso, ricorda uno chardonnay oltre confine. Mi crea imbarazzo, scopro solo la grassezza ed il legno, poi, regalandogli tempo, si ingentilisce e lo riassaggio.

Art designer Roberto Orciani
Art designer Roberto Orciani

 

 

 

Trascorrono i minuti e mi ritorna il “Sauvignon”, complesso, quasi inizialmente fosse stato destrutturato e poi riassemblato, vuole  tempo per farsi riconoscere con le sue note varietali,  la foglia di pomodoro è presente,  non spigolosa o “piccante”,  ma molto “rotonda”, finalmente il “minerale”.

 

 

 

Si riaffaccia un po’ l’affumicato, ricordi vegetali di sambuco, erbe officinali per poi offrire note fruttate esotiche, ananas ed agrumi come il cedro, la sua buccia e di nuovo accenni minerali.  La complessità olfattiva non fa difetto ed è accompagnata da una beva che riesce ancora a regalare freschezza in buon equilibrio con l’alcool grazie anche alla dotazione sapida.

Vino difficile a cui il tempo non ha smussato le note dolci del legno e comunque con un naso intrigante che ha saputo regalare descrittori non usuali a questo vitigno.