Ma il vitigno “Dolcetto” è …. Un po’ dolcetto? Vitaliano ci accompagna in una verticale di San Fereolo Dogliani DOCG

Siamo a Dogliani una delle aree di riferimento per il Dolcetto. La storia racconta dell’insediamento della viticoltura già ai tempi dei Celti, che introdussero “l’arte” di allevare un vitigno appresa dagli Etruschi. Numerose le anfore vinarie, a conferma della tradizione secolare, in epoca romana.

 

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Molti gli editti a salvaguardare la diffusione del vitigno già  dal 1300. Dal 1500 ed ancora nell 800 i casati nobili si sono alternati nel dare lustro al Dolcetto e tra questi anche  Il presidente Luigi Einaudi, grande estimatore, si impegnò per darne maggiore identità tanto, che nel 1974, fu riconosciuta l’ autonomia dal Dolcetto di Alba e, storia recente, assegnata la DOCG nel 2005.

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Che cosa si sa del Dolcetto?  ………. dalle letture, dai disciplinari, dalle descrizioni su blog o durante i corsi di degustazione dalle uve di Dolcetto si immagina un vino di colore rosso rubino spesso con riflessi violacei il cui profumo ricorda tratti vinosi, frutti rossi, la ciliegia selvatica, il lampone, la mora, frequenti anche i richiami floreali, dal gusto secco, amarognolo, di medio corpo, poco acido, abbastanza tannico, morbido ed armonico con un ritorno ammandorlato regalatogli dagli acini e non dalla polpa.

È un vino che solitamente è pronto alla beva abbastanza in fretta, che non richiede invecchiamento e viene bevuto “giovane”.

 

Con Vitaliano entriamo in un altro mondo quello di Nicoletta Bocca ……. dove il dolcetto acquisisce complessità, abbandona l’idea del vino immediato, riscoprendo i caratteri che lo avvicinano al nebbiolo, capace di invecchiare pur rimanendo ancorato alla sua impronta varietale.

Da vigne coltivate secondo dettami biodinamici, su terreni a medio impasto a prevalenza calcarea,  densità tra i 4000 e 5000 ceppi ettaro, altezze tra i 400 e  500 metri, vigne dai 40 ai 70 anni che donano vini tannici e strutturati

 

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Tini di legno, senza lieviti selezionati, macerazioni tra i 10 e 20 giorni. Malolattica e contatto con fecce fini in sospensione per sei mesi tramite batonnage, la cui frequenza viene adeguata alla durata delll’affinamento. Un anno di ulteriore sosta in bottiglia.

 

Il Dolcetto raccontato da  “Vitaliano Marchi”

Qui in Piemonte, dove il vitigno Nebbiolo la fa da padrone assoluto per qualità, longevità e fama e dà origine ad altri vini importantissimi oltre a quelli già citati, Il Dolcetto viene considerato come vino “povero”, prodotto per il bere quotidiano, coltivato nei terreni peggio esposti e, specialmente dopo la devastazione della Fillossera, spesso soppiantato dal Barbera, più produttivo e dotato di maggiore acidità che ne permette una più facile vinificazione anche per vini che possano durare.

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Un vitigno che però è sempre stato molto amato dai piemontesi, legato alla tradizione contadina ed ai ricordi di un passato tutto sommato recente, quando questo vino era presente su tutte le tavole di quelli che presto sarebbero diventati importanti produttori di grandi vini.

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Il Dolcetto, che grazie alla nuova voglia di riscoprire i vitigni autoctoni ed i loro territori, ma soprattutto grazie alla volontà e alla caparbietà di alcuni produttori, si sta facendo conoscere e sta rivelando caratteristiche di struttura e longevità pressochè impensabili fino a pochi anni fa.

 

Fra i territori in cui si produce questo vino va sicuramente citato il comune di Dogliani, che ha associato il proprio nome alla denominazione prodotta in quest’area, posta immediatamente a Sud delle Langhe e che con queste ultime condivide in parte l’ origine geologica dei terreni.

In questo splendido territorio troviamo una di quelle aziende che stanno profondendo il massimo impegno nella valorizzazione del Dolcetto e che, tornando alle origini del vitigno e curandone al meglio le caratteristiche nel giusto territorio, stanno ottenendo risultati stupefacenti.

 

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Mi sto riferendo all’ Azienda San Fereolo di Nicoletta Bocca, che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente, partecipando ad un’ incredibile verticale di 12 annate del suo vino più rappresentativo:       il San Fereolo.

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San Fereolo 1997 (magnum)                     

Profumi di spezie dolci, canfora, anice che lasciano poi emergere la frutta nera in confettura, mora, mirtillo; infine note eteree di smalto e cipria. In bocca pieno, con tannini evidenti ma che non disturbano, mentre il finale si allunga piacevolmente su note fruttate.

 

San Fereolo 1998 (magnum)

Anche in questo caso le note speziate dolci vincono sugli altri profumi, di nuovo si percepiscono note balsamiche, canfora, anice. I frutti neri sono di nuovo presenti ma in questo caso tutti i profumi sono meno evidenti e un po’ nascosti. All’ assaggio il vino è un po’ spento, sono ben percepibili i tannini anche se la struttura comincia a cedere ed il finale è un po’ scarico.

San Fereolo 1999 (magnum)

Gradevolissimo al naso, un trionfo di frutti neri maturi che si intrecciano alle note balsamiche ben presenti. In bocca l’ attacco è pieno e avvolgente, con una bella sapidità che poi lascia il posto ad un finale lungo ma con tannini un po’ polverosi che disturbano un po’ la chiusura.

San Fereolo 2000 (magnum)

Un tripudio di profumi che si evolvono e migliorano in continuazione. Ancora una volta a farla da padroni sono i frutti neri, maturi. Su questi arrivano le speziature: anice, ancora la canfora, ma anche l’ alloro e poi il fieno, il cuoio, la liquerizia. In bocca morbido e avvolgente, con tannini ben integrati e piacevoli, una struttura importante che si allunga in un finale gradevole.

San Fereolo 2001

Bellissimo naso, ancora con la mora ed il mirtillo maturi in prima battuta che poi lasciano spazio ad una balsamicità leggera e penetrante: menta, salvia, ancora alloro. All’ assaggio stupisce l’ eleganza e la finezza di questo vino, che rivela subito una struttura importante con tannini ben integrati, il tutto però è supportato da una bella freschezza che lo rende vibrante, ne allunga il finale e invoglia a berlo di nuovo.

San Fereolo 2003

Tutte le positività del 2001 in questo caso sono ancora più evidenti, soprattutto al naso. In bocca, pur essendo in assoluto uno dei vini più piacevoli della serata, sconta un pochino l’ annata di produzione particolarmente calda, che gli toglie quel pizzico di acidità che rendeva così piacevole la bevuta del vino precedente.

San Fereolo 2004

Al primo impatto lascia un po’ perplessi perché non regala lo stesso quadro olfattivo dei vini precedenti. E’ chiuso e stenta a concedersi, dopo poco però comincia a svelarsi e si concede in tutta la sua eleganza, con speziature meno balsamiche ma ugualmente fini, di sandalo e cardamomo e ancora ribes e lamponi in confettura e poi viole appassite. In bocca mantiene la stessa caratteristica del naso, chiuso all’ inizio per poi svelarsi in tutta la sua finezza e allungarsi grazie ad una bella freschezza.

San Fereolo 2005

Naso intrigante, ricco e variegato dove la mora vince sugli altri frutti neri, emergono anche note di china e cioccolato fondente, leggere speziature di anice. All’ assaggio la struttura si rivela immediatamente, solida, avvolgente, i tannini sono dolci ed integrati e ancora una volta vengono supportati dalla freschezza nel piacevolissimo allungo finale.

San Fereolo 2006

Naso un po’ rigido, meno complesso dei precedenti, anche aspettando un po’ di tempo non si concede più di tanto. Anche in bocca è chiuso, con tannini un po’ rigidi e alcool ben evidente. Un vino che probabilmente, visti i precedenti, soffre una fase di chiusura e forse fra qualche tempo potrebbe concedersi meglio.

San Fereolo 2007

Il naso in questo caso non ha il ventaglio ampio di profumi che ci si aspetterebbe, ma frutta e balsamicità sono comunque presenti. In bocca ancora una volta si percepisce una bella struttura, supportata da una buona freschezza. Il finale però è disturbato da una nota amarognola che sovrasta la chiusura fruttata riscontrata negli assaggi precedenti.

San Fereolo 2008

Una leggera nota ossidata non impedisce di percepire profumi molto persistenti di frutta nera matura, accompagnati da una balsamicità appena accennata. In bocca la struttura con tannini molto evidenti, viene integrata e mitigata ancora una volta dalla freschezza. Il finale è lungo e molto gradevole.

San Fereolo 2009

In quest’ultimo vino il naso torna ad essere eccezionalmente ricco e variegato, ad un mix di frutti neri si sovrappongono nuovamente le note balsamiche di salvia e alloro, le speziature di cardamomo e anice stellato. In bocca grande struttura data da tannini ancora giovani ma non sgradevoli, freschezza importante e finale lunghissimo con chiusura fruttata. Un vino intrigante che promette moltissimo.

 

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Alla fine di questa fantastica maratona degustativa, mi resta impressa la balsamicità di questi vini, un filo comune che accompagna tutte le bottiglie.

L’ altra caratteristica che ha completamente affossato la mia vecchia idea di Dolcetto è l’ acidità, sempre ben presente, ma altrettanto sempre ben bilanciata, una caratteristica che aumenta la bevibilità del vino e ne allunga il finale esaltandone le note fruttate.

Infine mi sia consentita una piccola digressione sulla produttrice: una donna gentile, timida ma allo stesso tempo caparbia e con un incredibile amore per il suo vino; una donna molto colta che però non impone il suo sapere, ma lo mette a disposizione spiegando in modo semplice concetti non affatto facili.

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Ci sarebbero tante altre cose da raccontare sulla produttrice, sulla sua azienda ed i suoiprodotti.

Ma credo che per chiunque varrebbe la pena farsi un giro a Dogliani, visitare la cantina, assaggiarne i vini e farsi una chiaccherata con Nicoletta. Personalmente, nel mio prossimo viaggio in Piemonte, non mancherò di farlo.

 

“Sommelier”  Vitaliano Marchi 

 

Ma il dolcetto è un vino dolce? ………. dolce è l’uva , non ha durezze che regala il nebbiolo, ne l’acidità della barbera, ma rimane piacevole all’assaggio tanto che nella tradizione veniva lasciata ad appassire per gustarla dopo l’autunno.