Barolo “Vigna Rionda” 2009 Pira Luigi

Due parole solo per raccontare di un “Cru”, forse il Cru che meglio rappresenta il comune di Serralunga d’Alba, che permette di comprendere ai più il concetto di Terroir tanto caro ai nostri cugini d’oltralpe, che regala personalità e caratteri unici in questi pochi ettari nelle Langhe.

 

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Senza essere troppo minuzioso, immaginate una dorsale che attraversa Serralunga

 

dove le vigne che guardano a Monforte d’Alba sono protette dai venti freddi di nord est dalla collina di Castelletto mentre l’esposizione ad ovest e la particolare conformazione dei vigneti fanno si che sia importante l’influenza della temperatura, in estate molto spesso imponente.

 

 

Tutto questo si traduce in vini potenti con un patrimonio di precursori olfattivi che necessita di lunghi periodi di affinamento per esprimere al meglio la particolare finezza che possono regalare queste uve.

Pira possiede da circa 20 anni una particella di questo splendido Cru, su un terreno calcareo-argilloso dove nasce dal 1997 il suo barolo “Vigna Rionda”.

 

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Il colore è quello tipico del vitigno, leggermente granato,  non “carico” .  Il naso inconfondibile, austero, non concede dolcezze paciose, ne florealità delicate, da solo un timbro “nobile” ……….. una foglia di tabacco ed una leggera speziatura .

In bocca, piena corrispondenza, “maschia”. Il tannino imponente che si allarga in bocca, l’acidità che gioca su note verticali ……… fresco a mitigare l’alcool che scalda il palato, la salivazione ed una persistenza importante a dare ulteriore forza alla beva.

La frutta rossa piccola, la ciliegia, una accenno di confettura poi il sottobosco, solo un timido   mentolato ed ancora un po di “legno” non tostato.

 

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Trascorrono i minuti e l’olfatto si distende, sembra uno sconosciuto invitato alla mia tavola da amici comuni che con lo scorrere delle lancette acquista personalità e ruba la scena, prima scorbutico conoscente ora simpatico compagno di “merende” , sempre elegante e mai eccessivo, ancora un “pochino serioso” ……… Sarà questione di geni nobili?

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Ritorno al naso, ora la florealità del nebbiolo vien fuori tutta, una rosa macerata ad accompagnare la ciliegia, bocca sempre intrigante per un divenire che regalerà ulteriori equilibri e facilità di beva.

 

Le lancette ci hanno dimenticato o meglio le abbiamo lasciate andar veloci ……… Ancora un bicchiere in bottiglia ed  ……….  “Un nuovo mondo”  ….. bellissimo, ora la violetta del Nebbiolo, il mentolato …… rosa, ciliegia, tabacco, spezia con un timbro comunque “austero” senza esagerare, solo didattico a raccontare il “Cru” di provenienza …..

 

Minerale che gioca con il frutto, imponente, non stanca mai, da solo certezze, le mie che sono rapito da questo vitigno.

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La bocca, che dire, freschissima, il calore che prima si faceva invadente ora sembra essere domato dal mentolato che rimanda alle note fresche, nulla di eccessivamente caldo.

Che bel “Nebbiolo” …………..