Come trasformare “il deserto” in un manto di ……… vigne ………. (Parte I).

Bodega del Fin del Mundo  – Bodega NQN

San Patricio del Chañar, Provincia de Neuquén – Patagonia argentina

Tutto ha inizio nel 1996 con un campo di 3200 ettari acquistato da Julio Viola, visionario  imprenditore argentino, l’idea é di suddividerlo in chacra e venderle chiavi in mano con impianto ad acqua pressurizzata per destinarle alla coltivazione della frutta, mele e pere in particolare. Le condizioni economiche del paese verso la fine degli anni novanta precipitano ed il mercato frutticolo ne risente fortemente entrando in depressione.

nuovi vigneti al confine con il deserto

Julio Viola decide allora di investire tutto sul vino di qualità, il mercato internazionale è in forte crescita, la domanda interna chiede territorialità e la Patagonia ha già nel nome tutto ciò che serve per creare il giusto fascino evocativo, componente non trascurabile per il successo commerciale di un vino.

Chiama a condividere e sviluppare il progetto i giusti tecnici fra cui Marcelo Miras, già enologo di Umberto Canale, la più antica cantina della limitrofa zona di produzione dell’alta valle del rio negro.

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Marcelo Miras – enologo

Marcelo avvia il piano di mappatura del territorio, e pianta diverse varietà di uva in diversi tipi di suolo, in una fascia di 2Km di larghezza si trovano tre differenti situazioni procedendo dal deserto al Rio: verso la barda che delimita il deserto è arenoso con pietre, scendendo verso il rio diventa più pesante ovvero franco limoso ed infine limoso, il tutto di origine alluvionale. In alcune zone vicine al rio si procede anche al lavaggio del terreno per la troppa salinità presente.

terreno arenoso al confine con il deserto

In totale 1600 he piantati con 6 varietà francesi. Ecco Bodega del Fin del Mundo, la prima bodega della provincia di Neuquén dietro alla quale nacquero le altre, prima di tutte la controllata Bodega NQN (127he) poi Bodega Patritti, Familia Schroeder, Bodega Valle Perdido a altre piccole realtà.

Bodega NQN
Bodega NQN

Si inizia con vinificazioni separate per capire le differenti caratteristiche e risposte delle uve ai diversi terreni, per il resto Marcelo Miras conosce bene il clima (continentale-desertico) e le peculiarità di una regione posta al 38° parallelo sud.

filari con sistema di irrigazione a goccia
filari con sistema di irrigazione a goccia

“Se a Mendoza si parla di altitudine qui la caratteristica è la latitudine – ci racconta Marcelo durante la degustazione – in 700 chilometri dall’atlantico a Neuquen il dislivello e di soli 320 mt, qui la cordigliera delle Ande è già più bassa che a Mendoza o più a nord, e questo permette il passaggio dei venti dal pacifico, i venti di sud ovest, che a primavera sono freddi e a volte portano acqua”, poca, molto poca si parla di 120/180mm all’anno per il resto si procede con micro-irrigazioni a goccia.

Il vento è sicuramente l’elemento con cui confortarsi, la brezza continua che soffia dal mattino mantiene l’ambiente secco e questo evita tutte le problematiche legate alla proliferazione di muffe e parassiti, nessuna infermità crittogamica quindi nessun trattamento fito-sanitario, nemmeno in via preventiva, può capitare in qualche annata un po di zolfo.

file di pioppi a delimitare i vigneti e a proteggerli dal vento

Per effetto del vento il vigneto patagonico presenta una foglia più piccola, grappoli corti ed acini più piccoli con una relazione superficie/volume molto spostata verso la buccia, più spessa e ricca in quantità di antociani e quindi di colore e profumi.

L’insolazione è notevole dalle 6 del mattino alle 21.30, la maturazione delle uve procede in equilibrio grazie alla grossa escursione termica (circa 20° fra giorno e notte) queste caratteristiche hanno reso famosa fin dall’inizio del secolo scorso la vicina zona del Rio Negro per la produzione di vini base spumante.

rete di contenimento per proteggere i filari dal vento
rete di contenimento per mantenere in ordine i filari

Le vigne (il 98% su piede franco) sono a volte protette dalla rete ma questo principalmente per il vento e quindi per farle restare in ordine e non per la grandine che è una rara eccezione (una volta in 10 anni), l’unico inconveniente che presenta il clima rimangono le gelate di primavera e di autunno.

continua…