“Ca del Vent … immagini di “Terroir”.

“Non sempre è facile poter comprendere il gioco delle parole ascoltate, la poesia astratta che regalano i profumi, le immagini che non hanno un ricordo … eppure “Terroir”, ne sono sicuro, questa mattina è termine comprensibile e ne sono altrettanto sicuro, sarà elemento di scelta nella ricerca di un emozione.”

La mattina, appena sveglio, mi regalava queste parole:  Ancora, la sensazione di essere accanto al bicchiere, i profumi nella memoria … il giorno dopo, dopo aver annusato sentori in un susseguirsi di ritorni sul vetro.

Minuti ed ancora minuti, fino a raccogliere ore, dando tempo ai profumi di evolversi nell’etereo mentre il fondo del bicchiere rilasciava sentori in un effluvio continuo.

 

Art designer Roberto Orciani
Art designer Roberto Orciani

 

Quanto diventa facile scrivere raccontando emozioni ed Antonio ed ancor di più, i suoi vini, sanno dare linfa all’inchiostro.

Potrei raccontarvi della degustazione, nei minimi particolari le percezioni olfattive, ma quello che mi preme è raccontare di un azienda che ha fatto dell’identità di un territorio la scelta.

Sfidando le regole, cercando diversità che potessero raccontare del suolo, dei lieviti, del clima. Oggi solo millesimati a testimonianza di coerenza.

La Zonazione, ovvero la ricerca di un identità micro, unica, non sovrapponibile. Le particelle, ben 13 che vengono vinificate e seguite singolarmente adattando specifici accorgimenti in relazione alla risposta all’andamento climatico dei singoli vigneti.

 

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Mi piace pensare al vino non omologato, a quello “artigianale” come preferisco definirlo perchè confonderlo con Biologico o Biodinamico ancora non ne sento il bisogno, troppe le scappattoie che permettono furbate, terminologie troppo legate ad un mondo di marketing più che di sostanza.

Non che siamo in un’azienda “Talebana”, ma qui la ricerca si fa, si spendono soldi per trasformare la conoscenza, le intuizioni in qualche cosa di più “naturale”, di più vero. La scienza che non sovrasta, ma cerca di andare incontro alla natura per meglio comprenderla senza trasformarla.

Vabbè, due considerazioni sui vini ve le regalo altrimenti divento noioso.

 

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Franciacorta Brut 2010 Pas Operè

Il Brut da Pinot nero e Chardonnay,  lo adoro per la sfacciataggine al naso che non si riesce a domare tanto è la capacità di sfuggire ad ogni interpretazione, un naso in evoluzione continua, inafferrabile e … ad accenno quasi di canfora, sulfureo quasi chiuso per aprirsi fino all’agrumato più spinto, lime, buccia di cedro, poi il dolce e la frutta secca.

La bocca  si esalta nella salivazione che richiama sorsi in continuo, una beva verticale che trova sapidità ed acidità ben amalgamate con il corpo … gran bel bere.

 

Art designer Roberto Orciani
Art designer Roberto Orciani

 

 

Franciacorta Brut Blanc de Blanc 2010 Pas Operè

Regala lievito per un divenire verso la frutta esotica, la banana a fare da spartiacqua, la dolcezza del naso.  La freschezza è il sottofondo minerale per non dimenticare “il Terroir”, l’opulenza è il vitigno.

Franciacorta Brut Rosè 2010 Pas Operè

Il rosé, solo poche centinaia di bottiglie, bello il colore, buccia di cipolla. Al naso bendato riconosci l’uvaggio principe, qui la frutta rossa marca, non ti accarezza, ma avvolge l’olfatto, ti aspetti struttura che la nota minerale stempera e fa pensare ad una beva comunque facile. Corrisponde l’immagine, la beva ricalca l’idea che mi ero creato al naso.

 

 

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“Curtefranca DOC 2010” e  Curtefranca DOC “Tamerlano 2010”

Anche due vini fermi per spiegare cosa vuol dire dare identità ad un vitigno internazionale che trova ricordi d’oltralpe tanto sono “dritti” nella beva nonostante le metodologie di vinificazione e le note varietali che da il vitigno, l’esotico ed il frutto della passione. Due vigneti differenti, differenti gli anni di impianto e si sente, con piacevolezze che conquistano palati con coscienze dissimili.

Franciacorta Brut Sospiri  2007

Per finire un opulenta riserva, figlia di una vinificazione più “Maschia”  che in questo frangente riesce ad addolcire, grazie agli anni in affinamento in bottiglia, una pesantezza di fondo iniziale, migliorerà ancora.

Le parole che seguono parole, talvolta incapaci di dare realtà a vini che vanno conosciuti.

Ci ho messo “la penna”, ancor  prima l’olfatto ed il palato, ne son sicuro, vi avvicinerete alle mie impressioni.

Buon lavoro “Ca del Vent”.