Come trasformare il deserto in un manto di vigne – parte II°

La degustazione comprende anche i vini della Bodega NQN  e partiamo proprio con gli spumanti della Bodega boutique,

tutti metodo tradizionale con rifermentazione in bottiglia:

Pupitre per la rifermentazione in bottiglia degli chapenoise di Bodega del Fin de Mundo
Pupitre per la rifermentazione in bottiglia degli champenoise di Bodega del Fin de Mundo

 

Iniziamo con:

“Malma” (che in lingua Mapuche significa “orgoglio”) extra Brut di NQN da uve 70% pinot nero e 30% chardonnay con una permanenza sui lieviti dai 9 ai 12 mesi  “per ottenere un prodotto fresco che esalti la frutta e le caratteristiche varietali” come ci spiega con competenza e precisione il giovane enologo di casa NQN Sergio Pomar, 7 gr/lt di residuo zuccherino per un prodotto corretto e delicato, realizzato con uve di una sola annata e rinfrescato da un liqueur d’expedition realizzato con l’annata successiva.

Sergio Pomar enologo di Bodega NQN e Diego Costa guida e compagno di viaggio in patagonia

Gli altri due spumanti sono di Bodega Fin del Mundo;

“Extra Brut” il primo, da uve pinot nero 85% e chardonnay 15%, rosato buccia di cipolla, 12 mesi sui lieviti con un residuo zuccherino di 8gr/lt per una bevuta piacevole e fresca;

“Brut Nature” il secondo da uve 100% pinot nero e uno stazionamento di 36 mesi sui lieviti con un residuo finale di 4gr/lt più intenso di colore ma stessi toni, un naso molto concentrato e una bocca pulita e tesa destinato quest’ultimo solo al mercato interno

tini tronco conici
tini tronco conici

Le due bodegas insieme hanno circa 100he piantati a pinot nero, che rappresentano il 10% di

tutto il pinot nero piantato in argentina e questa predominanza che si ritrova nelle cuvèe  assieme alla tonalità pallida del rosa rappresentano il tratto distintivo degli spumanti di Bodega Fin del Mundo.

La degustazione procede con i bianchi di NQN linea Picada 15, il legame con il territorio e la voglia di raccontarlo o evocarlo è sempre presente; P15 , prende il none dal numero della picada, il nome del cammino aperto nel deserto dai cercatori di petrolio, del resto non molti anni fa anche qui era deserto ed ora le bottiglie prodotte. quasi 10 milioni (circa 600mila NQN e oltre 9 milioni Fin del Mundo), sono vendute tutti gli anni.

Vino da uve chardonnay con riflessi giovani, brillante, pulito, naso di caramella e banana, in bocca si alternano sensazioni dolci ad altre più dure, dimostrando una tensione ancora in cerca di equilibrio, l’annata è la 2013, l’affinamento integralmente in acciaio.

i tank in acciaio di Bodega NQN
i tank in acciaio di Bodega NQN

Passiamo al sauvignon 2013 proveniente da una singola vigna “Finca la Papay”, vinificato in ambiente riduttivo, offre un naso netto varietale e una bocca di nuovo scorbutica con una componente acida non ben integrata, vendemmiato in due tempi a distanza di una settimana per riuscire ad avere un buon tenore di acidità e la giusta maturità fenolica.

E’ il momento del Pinot Nero, quattro versioni due per azienda:

si inizia con Fin del Mundo linea Newen, “il prodotto più rappresentativo” ci racconta Marcelo Miras  “il più adatto per introdursi nel mondo del pinot nero della patagonia, è il più semplice e snello, con poco intervento del legno per cercare di rispettare e mantenere il frutto” e allora incliniamo il calice, il colore non eccede di intensità, l’unghia si distende mostrando un inaspettato cedimento, è un 2012, al naso si presentano sensazioni vegetali e di frutta per poi farsi balsamico e mostrare quelle che sono le caratteristiche tipiche a queste latitudini, in bocca il tannino ha una presa decisa, raramente si raggiunge la maturità ottimale senza arrivare a gradazioni importanti, per avere un tannino ben maturo bisogna aspettare e così si arriva ad un alcol svolto superiore ai 14%, su questo parametro ci si gioca spesso l’equilibrio del vino.

Marcelo è stato il primo enologo a vinificare il pinot nero in rosso qui in patagonia e la sua esperienza da Umberto Canale ha fatto da guida alla nuova stagione del vino in patagonia, dove il pinot nero arrivò all’inizio del secolo scorso piantato dalla Chandon per realizzare spumanti in Argentina.

Macelo Miras enologo di Bodega del Fin del Mundo e Giuliano Gnoli
Macelo Miras enologo di Bodega del Fin del Mundo e Giuliano Gnoli
pinot nero in sala degustazione
Pinot Nero in sala degustazione

Per NQN assaggiamo il pinot della linea Malma Finca la Papay, è un 2013 ed ha un colore più tenue del precedente ma ancora integro, le sensazioni olfattive si fanno più intriganti, il frutto primeggia e la bocca diventa dolce, il tannino svolge delicatamente le sue funzioni.

Entrambi i vini vengono a contatto con il legno per pochi mesi da 3 a 6 con la tecnica delle “staves”, doghe in legno di larghezza variabile da 25 a 75 mm e 10mm di spessore, che vengono immerse nelle cisterne durante l’affinamento o anche in fermentazione.

la batteria dei pinot nero
La batteria dei pinot nero

Torniamo a Fin del Mundo con il riserva 2011 ed un colore più intenso ma ancora penetrabile, anche qui un cenno di cedimento sull’unghia, ossidazione del colore che però non si mostra al naso al contrario dolce di frutto e spezia, questo vino va in barrique di secondo e terzo passaggio, francesi e americane, in bocca entra un po stanco e impacciato dal legno, comunque lungo e di struttura.

Terminiamo la batteria del pinot nero con il Malma riserva di famiglia (NQN), rubino intenso, naso espressivo di frutti e di sottobosco, la nota balsamica si allunga in bocca che si fa calda e piena, il vino si muove fluido e rotondo, ed esce con eleganza, buona la struttura ed il potenziale di invecchiamento.

Sono stati piantati i cloni 777 e 115 e dal 2007 viene fatta selezione clonale in azienda; “in questi anni – ci racconta Sergio Pomar di NQN –  abbiamo lavorato molto in vigna, vendemmia dopo vendemmia stiamo facendo uno storico ed ora possiamo iniziare ad intervenire enologicamente, con maggior esperienza”, Fin del Mundo fa solo selezione massale.

cartoni di Postales pronti per la spedizione
cartoni di Postales pronti per la spedizione

A

  Andiamo avanti con i vitigni internazionali, è il momento della linea “Postales”, l’etichetta è una cartolina affrancata con un messaggio dalla patagonia, diversa per ogni tipologia di varietà, il primo da uve cabernet sauvignon e malbec con un naso un po verde e la bocca che chiude su toni amari, da uve solo malbec il secondo più dolce al naso, corto nella dinamica ma piacevole e di facile beva.

panoramica interna di Bodega del Fin del Mundo
panoramica interna di Bodega del Fin del Mundo

Per NQN nella linea P15, un malbec in purezza dal colore intenso e dalle sensazioni un po’ verdi ma non dure, ed un cabernet sauvignon di maggiore estrazione e pienezza, niente ancora in confronto alle linee superiori, dove troviamo vini di grande concentrazione, con colori intensi e fitti, nasi dolci di spezia (merlot ’12, Malma riserva di famiglia) o più sul frutto, (malbec ’11 Ris. di Fam.) e in bocca rotondi, di buona struttura con un apporto di dolcezza e complessità dovuto al legno, buona la sapidità (in particolare sul malbec) dove la mineralità favorisce la  salivazione e sostiene il frutto molto maturo con toni di confettura (prugne e more).

presse in attesa della vendemmia

“Con la linea Universo arriviamo a rese di 6.000 Kg per ettaro, la concentrazione si ottiene in vigna” ci racconta Sergio Pomar, “e per questi vini selezioniamo le migliori uve che solitamente vendemmiamo per ultime, circa 21 giorni di macerazione e successivamente dai 12 ai 15 mesi di stazionamento in legno, barrique francesi principalmente e americane”;

il risultato è un malbec dal colore impenetrabile e profondo, con toni di frutta matura e spezia dolce, una trama importante dove il tannino si fa sentire ma non prende il sopravvento, nel complesso l’equilibrio è ottimo, la sapidità favorisce la beva e la bocca non si stanca troppo, considerando la quantità di estratto che troviamo nel bicchiere, l’annata è il 2011 per un totale di 10.000 bottiglie prodotte.

C’è anche il blend nella linea Universo il cui uvaggio varia ogni anno, quello che assaggiamo ora il 2011 è da uve cabernet sauvignon e malbec rispetto al precedente più fresco in bocca e di buona mineralità.

nuova barbatella appena piantata dentro a tubi protettivi

Siamo arrivati all’ultima batteria, é la serie “FIN” di Fin del Mundo, con un malbec 2010 dal naso denso e carnoso, con una nota viva ematica che lo rende suadente, una bocca lunga con tanta frutta sempre un po cotta, marmellatosa, chiodo di garofano e note tostate;

e un cabernet franc, varietà che si sta adattando molto bene alla patagonia e che “ha davanti a sé un futuro promettente, con tante potenzialità da esplorare” – secondo Marcelo Miras, il bicchiere gli da ragione, il colore è intenso da competizione, i piccoli frutti sono scuri al naso e dolci al palato, in bocca è teso dritto con un finale lungo senza cedimenti e senza forzature.

nuovo vigneto
nuovo vigneto

Per lo spécial blend annata 2009 il taglio è 40% malbec, 40% cab. sauv. e 20% merlot, più di 30 giorni di macerazione che nel bicchiere si mostrano in un colore porpora intenso e in bocca si sentono nell’azione imponente del tannino, il naso è ampio e caldo di alcol e frutto, al palato sontuoso, di gran corpo e pieno, per apprezzarlo nel giusto equilibrio bisogna probabilmente attendere ancora qualche mese di bottiglia.

continua…