Voci, note in un annata la “2003” ….. il “Serra Fiorese” il Verdicchio nel legno piccolo. Casa Vinicola Gioacchino Garofoli.

E siccome è facile incontrarsi anche in una grande città ….. “la radio”

 

 

Voci, note, soffi negli occhi, il vento che rende vitale un sorriso, il vetro che si lascia attraversare da riflessi dorati.

 

Ricordi, i banchi di assaggio, ad ascoltare chi ne sapeva e sapeva raccontare.

 

Vetri, bicchieri sollevati a raccogliere risate, il tempo passava, perso nella maglietta di chi avevo a fianco.

Vetri a far da cornice mentre la sensibilità all’assaggio si amalgamava con l’esperienza, le letture, la storia, le emozioni che incontravano l’etichetta di cui tutti parlavano.

 

Su e giù, su, ancora giù, per poco, il vetro che si apanna su, poi giù.

 

 

Il roteare nei gesti riprovati a iosa, su e giù, che piacere ritornaci su e poi, poi incrociati gli occhi, parole a darsi parole.

Il vetro che racconta di me, degli anni sopra i vetri, i su e giù, lui c’era, c’è sempre stato negli anni di crescita, non poteva non esserci, raccontava dell’influenza d’oltralpe, dell’enologo, dell’enologia, del mercato, degli States, dei racconti di Parker.

Il grande vitigno che si affina nel legno piccolo, connubio inscindibile, una volta, oggi demode’, vini rivisitati dove la percentuale nel taglio trova minori percentuali.

 

 

 

Ti aspetti un orda di vaniglia, lei sommessa fa spazio all’idrocarburo, quasi un cherosene, intrigante, fa paura a chi ho vicino, che discosta il naso,

io mi ci ficco.

 

Mi ripaga.

Erbe, salvia e gli effluvi al calpestio dell’orto, il contadino ad urlare alla finestra, ma che bello passeggiarci sopra.

La nota dolce chiede spazio, non spintona, accarezza la pungenza dell’olfatto in quest’annata strana, calda, solare.

Molti a non dargli futuro, a me piace veramente, racconta di unicità, anche indecifrabile, incongruenze figlie della 2003, già vissute nel Podium di stessa annata, in tanti a non comprendere questa noblesse, con Corrado a riderci sopra la Magnum che scompariva dietro i nostri bicchieri, nessuno a reclamare i nostri furti.

 

 

Il verdicchio in altra versione, identica l’annata, identica l’evoluzione al naso, piu dolce nel Serra fiorese senza mai perdere la pungenza che intriga.

 

Sapidità incredibile dove il vitigno spazza una dolcezza residua e l’acidità ed un tocco d’alcool rendono la beva inarrestabile.

 

Ha tutto in un esplosione al palato inusuale per il mio palato odierno eppure mai in contrasto anzi, in un piacere da voler condividere con le mie parole, parole come pictures, rileggerle e riascoltare i suoni, i sapori ….. quella notte.

 

Nulla un caso

 

Verdicchio dei Castelli di Jesi       “Serra Fiorese 2003”       Garofoli